Frazione insaponificabile: curiosità e usi in cosmesi
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Frazione insaponificabile: curiosità e usi in cosmesi

14 nov

Giusto ieri ti ho parlato del burro di karitè e delle sue fantastiche proprietà legate soprattutto alla sua frazione insaponificabile. Mi rendo conto che a volte mi scappa qualche termine più tecnico, e infatti molte mi hanno chiesto di chiarire meglio il significato di questo termine: ecco il motivo di questo articolo!

frazione insaponificabile olio e burri

 

Cos’è la frazione insaponificabile

La frazione insaponificabile è, come dice la parola stessa, quella parte di grasso (olio o burro) che non si saponifica, ovvero non diventa sapone se fatta reagire con determinate sostanze (dette basi). La frazione insaponificabile si contrappone alla cosiddetta frazione saponificabile che è invece rappresentata dai trigliceridi che invece se fatti reagire con sostanze basiche formano sapone.

 

Cosa c’è nella frazione insaponificabile?

Nella frazione insaponificabile possiamo trovare diverse sostanze chimiche, che sono generalmente:

♦  idrocarburi (la maggior parte), tra i quali i più famosi sono lo squalene ed il karitene (che prende il nome dal burro di Karitè).

♦  vitamine, quelle ovviamente compatibili con le sostanze oleose, che sono la vitamina A, D, E e K.

♦  pigmenti, che sono quelli che danno la colorazione all’olio o al burro (pensa all’olio d’oliva che è verde e al burro di Karitè che è invece giallino).

♦  e per finire altre sostanze chimiche più complesse come polifenoli, steroli, alcoli e carotenoidi.

 

A cosa serve

La frazione insaponificabile è considerata una vera miniera d’oro di oli e burri: è in pratica la parte più attiva e importante e per questo motivo più un olio o un burro possiede una buona quantità di frazione insaponificabile, più il composto ha spiccate proprietà sulla pelle. Le sue qualità sono le seguenti.

♦  Azione protettiva dai raggi UV: è stato dimostrato che questa frazione ha la capacità di funzionare da schermo contro i raggi solari e per questo oli e burri sono inseriti spesso nelle creme solari.

♦  Stimola la produzione di collagene ed elastina: quando fu fatta questa scoperta, la frazione insaponificabile venne subito impiegata nelle creme cosmetiche indirizzate a chi ha la pelle secca e, soprattutto, a chi vuole combattere i segni del tempo. Le rughe e la mancanza di tono della pelle, infatti, sono da attribuirsi ad una mancanza di collagene, che in questo modo può essere stimolato a riprodursi.

♦  Ripara i danni della pelle: per dermatiti, mani e labbra screpolate, oli e burri sono da sempre considerati un toccasana. Il motivo sta proprio nell’azione benefica della frazione insaponificabile che ripara i danni causati sulla pelle dal freddo o dall’attacco di sostanze chimiche aggressive (pensa alle dermatiti alle mani che si manifestano per il continuo uso di saponi e detergenti).

La pianta che produce una sostanza grassa con più frazione insaponificabile è di certo l’olio di Avocado (3,1-27%). Al secondo posto c’è il burro di karitè, che possiede tra il 3,5 al 17% di frazione isaponificabile, ed al terzo quello di borragine (1-1,9%).

 

Si è visto però che la frazione insaponificabile da sola non ha gli stessi effetti benefici che si riscontrano quando questa è accompagnata dagli altri componenti che formano l’olio o il burro: insomma, si ripresenta il concetto di fitocomplesso, ovvero l’insieme di tutti i principi attivi della pianta o di un suo estratto, che operano in sinergia tra di loro. Se non ti è chiaro questo concetto puoi leggere l’articolo che parla dei principi attivi naturali e di sintesi.

 

 

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